Emozioni di gruppo & sprazzi di persuasione a Palermo

Emozioni e automatismi di persuasione in Via della Libertà

Era la sera della domenica prima di Natale e camminavo rilassato nella zona delle boutiques di lusso. Passeggiavo in attesa di raggiungere il ristorante per la cena. L’ultimo viaggio di lavoro dell’anno in  una Sicilia che mi ha riempito di belle emozioni e di pensieri profondi sulla complessità della natura umana.

Gli aspetti turistico gastronomici ve li lascio immaginare ( 21° di temperatura al mio arrivo e +1,5 kg di peso in soli 7 giorni), qui mi limiterò a parlarvi solo di alcune tattiche di persuasione che ho osservato in centro a Palermo la sera del 16 dicembre.

Una curiosa premessa. La mia esperienza mi ha fatto capire che ogni persona, ogni microgruppo, ogni comunità – che sia essa famiglia, ufficio, azienda, comune, provincia, regione, nazione – vive e comunica all’esterno principalmente con poche emozioni, di solito una, al massimo due; emozioni che la rendono unica. Diversa dalle altre comunità. Emozioni che influenzano ciò che sentono i forestieri e che la fanno definire simpatica, fredda, accogliente, solare,  “MAAAMMMA MIAAAA LASCIA PERDERE” eccetetera eccetera… Il Brasile ne ha addirittura inventata una tutta sua: la saudade.

Nella maggior parte dei casi però, l’emozione predominante, che al forestiero è evidente,  non è così chiara alle persone che appartengono a quella comunità. Sta di fatto che c’è, e condiziona il comportamento di tutto il gruppo. Insomma ogni insieme di persone ha la sua base emotiva collettiva.

Se ti è capitato di arrivare in un bel posto, paesaggisticamente notevole, e di percepire una certa atmosfera (piacevole o sgradevole che fosse) hai perfettamente capito che cosa voglio dire. Mi spiego meglio. Se sei andato in un bel posto e hai incontrato persone con belle emozioni, coerenti con il luogo, hai provato una sensazione di appagamento. Altre volte invece ti capita di arrivare in luoghi altrettanto stupendi ma ti sei sentito respinto, a disagio, non accolto. Eppure il posto era meraviglioso a guardarlo da lontano, poi sei entrato in contatto con un campione significativo di individui che lo abitano  e ti sei sentito male. Ecco hai compreso che cosa voglio dire: luoghi sorprendentemente belli, persone incredibilmente allontananti (e poi si chiedono perché il turismo non attecchisce!)

Ma torniamo a Palermo.  Quella calda sera di dicembre l’emozione principale che leggevo intorno a me e che mi è arrivata addosso in Via della Liberà è stata la vanità. Una vanità che non sa stare da sola e che si porta appresso una fedele alleata: la menzogna.  Menzogna che se preferisci  puoi declinare anche con altre parole simili: l’inganno, l’apparenza, la maschera.  Vanità e menzogna sono spesso facce di una stessa medaglia.

“Uno, nessuno, centomila”  … la natura umana evolve mooooolto lentamente. I vizi e le virtù sono i più duri da cambiare, nel male e nel bene, quindi la storia tende a ripetersi. Se poi aggiungiamo il fatto che non esistono scuole che insegnino una corretta educazione emotiva, si capisce quale livello di sottosviluppo affligga ancora questo ambito della crescita umana.

Ero ammirato dalle persone e dalla cura della loro persona. Ma c’era qualcosa che stonava. Facce e atteggiamenti mi sembravano lontani dal comunicare l’atmosfera natalizia. E allora mi è salita la curiosità di carpire le emozioni dell’umanità intorno a me. So che vi sembrerà esagerato ma questa forma mentis è diventata una deformazione professionale: mi scatta in automatico.

Notavo che l’abbigliamento scelto dai viandanti per lo shopping era più ricercato che altrove. Vedevo processioni di anelli tridiamantati, incastonati direttamente sugli anulari di belle signore molto curate. Gli anelli mi apparivano saldati alla pelle.
Cappotti e sciarpe di cachemere come se piovesse. Borse e accessori di un valore tale da salvare il bilancio di un piccolo stato africano.

Ma l’andamento era serrato, le mandibole serrate,  persino gli sguardi erano serrati. Boh!

Io per lavoro viaggio molto – dal 1998 passo quasi 100 giorni l’anno in giro per l’Italia e l’Europa-, ma Palermo questa volta mi è parsa particolarmente sopra la media o forse sono io che ho cambiato la mia sensibilità.

La mia immaginazione mi ha fatto credere di vedere una immagine di borghesia resistente, persistente e affatto resiliente. Una classe sociale che non si è arresa agli attacchi che tentano di annientarla e resiste a oltranza anche a caro prezzo, pur di non essere ributtata giù nel girone infernale. La middle class più resistente fin’ora incontrata.

Una immagine della borghesia che mi ha trasmesso vanità e apparenza. Ma saranno veramente le emozioni principali della strategia di sopravvivenza.  Sono emozioni che allontanano e sfavoriscono il contatto umano, ma che ci vogliamo fare?

Molto probabilmente non ho capito nulla e sono stato condizionato dalla zona nella quale mi trovavo, ma quella sera mi ha preso così. per fortuna il giorno dopo ha incontrato persone splendide che mi hanno fatto godere il calore dell’accoglienza. Tuttavia l’esperienza della sera precedente mi ha curiosamente sorpreso. Anzi sbalordito. Prometto che la prossima volta che andrò a Palermo visiterò altre zone con la stessa curiosità per capire se era la via Libertà che condizionava le persone oppure se sono le emozioni di fondo di quella città.

Quindi ogni luogo ha i suoi modi per convincere l’avventore che vi capita. Le emozioni di quella sera a Palermo giocano a sfavore della città vediamo se almeno con gli automatismi di persuasione automatica di Cialdini le cose sono andate meglio.  Seguendo lo schema del  mio Me.To.Do.  EmoC, delle 6+1 scorciatoie: simpatia, scarsità, riprova sociale, coerenza, individualià, autorità e reciprocità, (clicca qui per scaricare il video sui principi) solo due sono quelle più usate:

l’autorità e la reciprocità.

L’autorità trasuda ad ogni respiro. L’uso tipicamente italiano dei titoli: dottore, ingegnere, avvocato, professore, architetto, ragioniere, geometra, presidente, direttore. perito industriale, perito agrario e così via, qui trova la sua apoteosi. Il punto è che con tutte queste riverenze non sai mai quale è il confine tra la gentilezza, la presa in giro e il cazzopochismo. È riverenza, è rispetto o  è misera captazio benevolentie? Simpatia o falsità?
Probabilmente è un po’ di tutto questo.

In un negozio di scarpe, a proposito di uno spray antibagnamento a base di silicone, ho sentito una frase che suonava più o meno così:

“dottore, non solo l’ho comprato pure io, ma l’ho fatto comprare pure a mia mamma. E’ il massimo di gamma. L’azienda produttrice è leader nel mercato ed è stata condotta una ricerca da alcuni scienziati dell’università di Cincinnati che dimostra che questo prodotto è il migliore del mondo. Non solo, ma ha vinto anche 2 concorsi nazionali ed uno mondiale come miglior prodotto nella sua categoria, guardi qui la medaglia. Ha superato i controlli delle maggiori autorità di settore. e’ di primissima qualità.”  Autorità Autorità Autorità

La  seconda euristica più usata è poi la reciprocità ; cioè quel comportamento che  impedisce al forestiero, accompagnato da un autoctono, di pagare alcunché, La famosa ospitalità dei Siciliani passa attraverso la generosità in ogni piccola cosa. Se sei loro ospite non riesci a pagarti neanche un caffè… ma questo accade in molte regioni del sud.  Addirittura il proprietario di una residenza dove ho dormito a Marsala non voleva essere pagato per le due notti di soggiorno perché eravamo entrati un po’ in confidenza. Da un lato fa molto piacere sentirsi così coccolati, dall’altro, quando la reciprocità si protrae più del previsto, ci si sente così in debito che non sapendo come fare a riequilibrare il rapporto, piuttosto ci si nega e si sparisce.  D’altra parte, se non si sa come muoversi si corre il rischio di scatenare l’offesa. Quando non accetti più e rispondi magari anche un po’ bruscamente di no, si risentono, e per risposta ti incolpano di non aver gradito le loro lusinghe e di farli stare male.

Insomma sta minchia d’arancina te la devo offrire io!

Vi adoro!

Buone Emozioni a tutti gli amici Siciliani e non

Antonio Meleleo